Le parole della storia

Brand

Il brand è quell’insieme di elementi “intangibili” che permette di venire riconosciuti e associati a un insieme di valori dalle persone con cui vogliamo entrare in relazione.
In un certo senso, l’unico luogo in cui un brand esiste è proprio la loro mente.

Anzi, più auspicabilmente, il loro cuore♥︎
Ciò che contribuisce a dargli una forma è una trama di elementi profondamente interconnessi: il nome, il logo, il payoff, il design, il tono di voce, la storia che viene raccontata, le persone che ci sono dietro, lo stile di comunicazione, il valore percepito dei prodotti e dei servizi. Per questo motivo creare un brand è un lavoro costante (o forse un lungo cammino).

Quello che faccio attraverso il mio lavoro è progettare la cosiddetta identità visiva, vale a dire un immaginario visivo efficace perché capace di tenere conto -e di amplificare- tutte queste connessioni. 

Brand Essence

La brand essence è un passo in più verso il cuore, l’anima, il DNA del nostro brand: è la consapevolezza del perchè facciamo quello che facciamo.
Riassume tutto ciò che ha a che fare con i nostri valori, la nostra filosofia, i nostri obiettivi e la nostra proposta di valore, ma è anche quel mix di sensazioni che le persone a cui ci rivolgiamo si aspettano di provare nel momento in cui si apprestano ad interagire col brand.

Per progettare l’identità visiva del brand è indispensabile tenere conto della sua essenza. Gli strumenti che utilizzo per metterla a fuoco sono il questionario con cui inizio ogni progettazione e, quando serve, la proposta di un percorso di consulenza mirato prima di partire.

Logo

Il logo è senza dubbio l’elemento più famoso tra tutti quelli che compongono un’identità visiva.
È la rappresentazione grafica del nome del brand e contribuisce a distinguerlo dai suoi competitor. Che sia rappresentato attraverso un simbolo, un font specifico o entrambe le cose, il suo compito è riuscire a suggerire la brand essence che sostiene l’attività.
Insieme al nome, è il ponte principale che avvicina il brand alle persone a cui si rivolge.

La rappresentazione stilistica di un logo è indissolubilmente legata alla sensibilità e alla mano del designer e, per questo motivo, più avremo chiara la nostra brand essence e più sapremo chi sono le persone a cui ci rivolgiamo, più sarà semplice capire di quale mano e sensibilità avremo bisogno. Se però così non fosse, meglio scegliere qualcuno che possa accompagnarci a lavorare anche su questa fase, onde evitare di fare impazzire un designer che non capirà cosa vogliamo!

Brand Guidelines

Le brand guidelines sono delle linee guida per utilizzare correttamente (cioè coerentemente) l’identità del tuo brand nei diversi contesti in cui vuoi collocarlo.
Quelle che progetto io, naturalmente, hanno a che fare con la componente visiva dell’identità -nello specifico, con la scelta dei colori e dei font– ma più in generale possono racchiudere le indicazioni sull’uso del logo, delle fotografie e anche dell’identità verbale.

Il lavoro di definizione delle brand guidelines è intrinseco a ogni tipologia di intervento sull’identità visiva. Nel vademecum che aggiungo al pacchetto di consegna troverai sempre il riepilogo dei codici colore e dei tipi di font individuati per connotare la tua brand identity.

Immagine coordinata

L’immagine coordinata è l’adattamento delle brand guidelines su tutti gli strumenti di comunicazione utilizzati per raccontare il brand, digitali e cartacei. Può esprimersi nei biglietti da visita, nelle cartoline, nella carta intestata, nel packaging, nelle etichette, nei banner, nei pattern, nelle icone, nei layout per i social e le pagine web e via dicendo. In questo modo, attorno a tutto ciò che riguarda il brand si viene a creare un vero e proprio sistema visivo sempre coerente, coordinato appunto, che rafforzerà nelle persone la sua percezione e la sua riconoscibilità.

Come graphic designer e illustratrice posso progettare più o meno ogni tipologia di elemento per arricchire la tua comunicazione cartacea e per il web e, se le cose si fanno speciali, potremmo anche dare vita a un progetto creativo…

Storytelling

Lo storytelling è la capacità di trasformare la propria esperienza personale in un racconto in cui gli altri possano riconoscersi.
Se alcuni lo definiscono un metodo o una tecnica, io preferisco immaginarlo come una sensibilità che ha più da spartire con l’empatia che non col ragionamento.
Lo storytelling “si fa” sia con le parole sia con le immagini, ma essere bravi a scrivere, a disegnare o a fotografare non basta a garantire la riuscita di una buona narrazione.
Qui ci muoviamo nel “mondo di sotto”, quella dimensione fuori dal tempo popolata da simboli, figure e sogni da sempre ambigui per la mente, ma familiari al cuore. Il buon narratore lo sa, e non ha timore ad affondare le mani nel proprio stesso vissuto per afferrare momenti, ricordi o emozioni da utilizzare come tramite per intessere un legame di valore con gli altri. 

Il mio metodo di lavoro si basa sullo storytelling, che utilizzo tanto in fase di consulenza -con esercizi di narrazione e visualizzazione mirati- quanto come strumento per individuare cosa anima una brand essence e definire un concept. Nel web lo storytelling è esploso come trend per vendere “usando le emozioni”… Ma a me, onestamente, sembra il focus meno interessante!

Altre parole per altre storie

Identità verbale

C’è l’identità visiva, e c’è l’identità verbale. L’identità verbale riunisce sotto di sé tutti quegli elementi che hanno a che fare con la parte scritta e parlata del brand: il nome, il payoff, i testi, il tono di voce.
Il professionista che se ne occupa è il copywriter o, ancora più specifico, il verbal designer.

Naming

Il naming è il processo che porta alla definizione del nome del brand. Un buon nome è importante quanto un buon logo e, no, non basta che sia bello: deve funzionare. Deve essere un gancio, un ponte capace di avvicinarci alle persone con cui vogliamo entrare in relazione evocando un immaginario di valori condivisi. Esatto, proprio come il logo!

Identità verbale

C’è l’identità visiva, e c’è l’identità verbale. L’identità verbale riunisce sotto di sé tutti quegli elementi che hanno a che fare con la parte scritta e parlata del brand: il nome, il payoff, i testi, il tono di voce.
Il professionista che se ne occupa è il copywriter o, ancora più specifico, il verbal designer.

Naming

Il naming è il processo che porta alla definizione del nome del brand. Un buon nome è importante quanto un buon logo e, no, non basta che sia bello: deve funzionare. Deve essere un gancio, un ponte capace di avvicinarci alle persone con cui vogliamo entrare in relazione evocando un immaginario di valori condivisi. Esatto, proprio come il logo!

Payoff

Il payoff è l’altro elemento che, quando c’è, viene mostrato nel logo assieme al nome ed è un ulteriore amplificatore dell’identità del brand. Perché? Perché con pochissime parole racconta cosa rende speciale il tuo lavoro.
Just do it
😉

Tono di voce

Il tono di voce è la messa a fuoco del carattere che dovrà esprimere lo stile di scrittura al fine di connotare la “voce” del brand. Il mio lavoro tiene in grandissima considerazione questo elemento perché l’obiettivo del sistema visivo che progetto è farlo risuonare.

Payoff

Il payoff è l’altro elemento che, quando c’è, viene mostrato nel logo assieme al nome ed è un ulteriore amplificatore dell’identità del brand. Perché? Perché con pochissime parole racconta cosa rende speciale il tuo lavoro.
Just do it
😉

Tono di voce

Il tono di voce è la messa a fuoco del carattere che dovrà esprimere lo stile di scrittura al fine di connotare la “voce” del brand. Il mio lavoro tiene in grandissima considerazione questo elemento perché il sistema visivo che progetto deve integrarsi e amplificarlo.