C’era una volta al Bersagliere

Seminare
13 giugno 2018 

Ricordo bene mia nonna Caterina.

Era una donnina taciturna che si accontentava di poco, ma la cui ritrosia nascondeva un carattere eccezionale: nata nel ’31, dopo essere rimasta vedova a trentatré anni con tre bambini da crescere (mio padre di dieci anni, mia zia di cinque e mio zio di appena tre anni), ha rifiutato la possibilità di un secondo matrimonio, si è fatta interamente carico della ferramenta aperta assieme a mio nonno e l’ha fatta prosperare.

Non so dire se fosse poco propensa a raccontarsi perché timida -o forse modesta- ma le poche cose che mi ha detto me le ricordo tutte: la primissima adolescenza passata lontano dalla famiglia perché “sotto padrone”, la proposta di matrimonio arrivata all’improvviso e per telefono (dopo non essersi fatta trovare da mio nonno per un mese intero, perché lui l’aveva fatta arrabbiare!), dei viaggi “fino a Sant’Angel” a portare le bombole, con la nebbia che allora calava a novembre e si alzava solo a marzo.

I pochi che rimangono della sua generazione -la vecchia guardia peschierese- la ricordano con immenso affetto e nel mio paese non c’è persona che non conosca “i Cozzi della ferramenta”, che oggi è stata ampliata e viene gestita da mio zio.

Eppure, a ben vedere, mia nonna non ha fatto nulla di particolare.

Ha fatto quello che da sempre fanno in molti -combattere per le proprie convinzioni-sono sicura che di persone come lei ciascuno di noi possa averne incontrata almeno una: donne (e uomini) che hanno scelto di essere forti e di rimboccarsi le maniche e che così facendo hanno finito per lasciare un’impronta indelebile nel proprio paese. 

Quando ho conosciuto Francesca Amezzani e, attraverso di lei, Maria Moretti, mi sono subito accorta che avevo a che fare con ben due di loro.

Francesca Amezzani ha ventitré anni, ma la sua determinazione e chiarezza d’intenti tradisce una maturità che in una ragazza così giovane stupisce non poco (è “un’anima antica”, come direbbe mia zia).

Maria Moretti invece ci ha lasciati nel 1996 (casse 1921) e quello che sappiamo di lei lo dobbiamo alle testimonianze e ai racconti che ruotano attorno al Bersagliere, la locanda-ristorante che ha gestito per tutta la vita in quel di Boretto.

Proprio l’amore per il Bersagliere è il punto di congiunzione tra queste due donne, che in verità non si sono mai conosciute ma che hanno senz’altro parecchie cose in comune; nonché il motivo per cui io stessa ho incontrato Francesca: il Bersagliere di Boretto è un edificio storico risalente al 1888 che purtroppo giace abbandonato da trent’anni, ma che per almeno il doppio del tempo ha svolto un ruolo molto importante nella vita del paese.

Ancora oggi la sua memoria è inscindibile da quella della proprietaria, la Maria Moretti, e così il mio compito è stato quello di provare a raccontare la sua storia attraverso gli occhi di chi lo ha vissuto.

Dall’anno della sua costruzione ad oggi, passando per i volti e per le vicende di chi c’è stato -o di chi avrebbe potuto esserci- ne ho ricostruito la storia basandomi sulle immagine e sulle testimonianze che Francesca ha raccolto, trasformandole in piccoli racconti illustrati.

Il risultato finale (che in realtà è ancora work in progress!) è stata sì la ricostruzione cronologica della storia del Bersagliere, ma anche -e soprattutto- è stata la narrazione di quella quotidianità fatta di piccole cose che tanto caratterizza i nostri paesi italiani (e, forse, la vita stessa).

Trovi queste illustrazioni e parte dei racconti che ho realizzato finora sul profilo IG @albersagliere

Il progetto finale che coltiva Francesca è molto ambizioso: una campagna di crowfunding per raccogliere i fondi necessari all’acquisto e alla ristrutturazione del Bersagliere, per poter riaprire le sue porte e restituirlo alla comunità.

Per perseguire questo obiettivo, nel 2016 ha fondato il comitato “C’era una volta il Bersagliere”, grazie al quale questo testimone di affascinante resistenza storica è stato iscritto tra i luoghi del cuore del FAI.

Molte sono le iniziative che Francesca e i ragazzi del comitato hanno intrapreso per portare avanti la loro missione.
Tra queste ci sono il rilancio della Tortellata di San Giovanni (un momento di festa e di aggregazione che veniva organizzata ogni anno dalla Maria Moretti in persona e che si terrà anche quest’anno la sera del 24 giugno davanti al Bersagliere) e l’idea di trasformare i racconti e le illustrazioni che stiamo realizzando in un libro, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla raccolta fondi.

Alla fine il Bersagliere ha conquistato anche me e comunque andrà a finire sarò felice di aver giocato una piccola parte anch’io, contribuendo a rendere questo crocevia di incontri, storie e legami un simbolo per tutte quelle persone le cui vicende hanno plasmato i paesi e le città in cui oggi noi viviamo.

Come Francesca, come la Maria, come mia nonna.

Al bersagliere Comitato
Il Comitato
Maria Moretti - Al Bersagliere
La Maria Moretti
Caterina - Al Bersagliere
Mia nonna Caterina

Briciole per il Bersagliere

➸  Domenica 24 giugno a Boretto si terrà la Tortellata di San Giovanni. 
Sarà un’occasione per stare insieme, per conoscere più da vicino i protagonisti di questa storia e per dare supporto alla raccolta fondi. 
Scarica qui la locandina con tutte le informazioni!

➸  Su Instagram utilizza l’hashtag #storiediradici.
Lo abbiamo creato io e Francesca con il desiderio di condividere le storie delle persone e dei luoghi che, come il Bersagliere, sono vivi nella nostra memoria e in quella delle città in cui viviamo.

➸  Vota anche tu per inserire Il Bersagliere tra i Luoghi del cuore del FAI! 

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