Piccole cose per diventare grandi

Crescere
27 aprile 2017

Sabato scorso ero a Palermo.

Siamo arrivati venerdì mattina – partenza ore 4.00 – e abbiamo passato il giorno a zonzo alla scoperta del dedalo di scorci mozzafiato che è il centro storico.
La sera siamo svenuti nel letto con tutta l’intenzione di non alzarci prima delle 9.00, ma il mattino dopo, quando ho aperto gli occhi, con mia sorpresa erano appena le 7.30.

È stato allora che mi è venuto in mente questo post.

Proprio lì, in quel momento socchiuso sul nuovo giorno, mentre ripercorrevo le cose fatte e viste, insomma, mentre pensavo proprio ad altro, mi sono ricordata della mia paginetta di Spazio Oulipò su Facebook e della lista degli ultimi post pubblicati (che avevo stilato il giorno prima per poter programmare i nuovi), vedendo il tutto “da fuori” e rendendomi conto di quanto la mia comunicazione online sia ancora priva di una strategia e affidata, nel migliore dei casi, all’ispirazione.

Perché ti racconto questa cosa? Perché io ci tengo molto alla mia pagina Facebook e ci perdo un sacco di tempo, ma proprio questo lavorarci no-stop, questo non guardarla mai da lontano, non mi ha permesso di cogliere, e correggere, dei macro-errori che invece quella mattina, dopo sole 24h di detox, mi sono sembrati evidenti:

  • Errore n.1 – Non equilibrare i contenuti

Di cosa vorrei parlare sulla pagina, e di cosa invece parlo?
La pagina dovrebbe essere un “ponte” per comunicare quotidianamente con il target dell’Officina, ossia freelance, libere professioniste, microimprenditrici creative all’inizio del percorso e aspiranti tali.
Di cosa hanno bisogno queste donne? Di consigli utili su come costruire giorno per giorno il loro lavoro, di stimoli su come conciliarlo con la vita e del confronto-sostegno con altre professioniste in cammino.
Qui recito un bel “mea culpa”: mi sono accorta che spesso trascuro le vere esigenze delle persone a cui mi rivolgo e che posto i contenuti utili in maniera discontinua e disomogenea.

  • Errore n.2 –  Non avere una programmazione lungimirante

All’università, anche se sapevo con mesi di anticipo quel era il periodo degli esami, avevo l’insana abitudine di ridurmi comunque agli ultimi tre giorni per studiare. Sono cresciuta ma ci casco ancora.
Pur sapendo con mesi di anticipo le date dei workshop, inizio quasi sempre all’ultimo a far girare l’evento e a far partire la sponsorizzazione. Perché mai?
Semplice, non avendo un piano editoriale e postando -quasi- “alla giornata”, spessissimo mi ritrovo sopraffatta dalla sensazione che le cose siano sempre dietro l’angolo e che il tempo non basti mai.

  • Errore n.3 – Agire timidamente

Non sono mai stata ossessionata dal numero di like e followers, ma dietro a ognuna di queste interazioni si nasconde una persona che ha espresso un apprezzamento per qualcosa che ho detto/fatto/proposto, per cui, senza farla diventare una malattia, è comunque bene tenerne conto. 
I momenti in cui la pagina ha visto aumentare significativamente i follower (e gli iscritti alla newsletter) è stato durante le inserzioni a pagamento dei workshop tra gennaio e marzo, e questo mi ha fatto capire che c’è una bellezza in quello che faccio in Officina, e che questa bellezza merita di venire condivisa di più e meglio.

Mi sono accorta che quello che tuttora mi manca è una visione d’insieme; la consapevolezza costante che il mio lavoro si compone dell’equilibrio di aspetti diversi. 

Coltivarla è un cammino faticoso, implica dire addio all’improvvisazione, alle comfort zone e a un modo di lavorare che finora ha più o meno funzionato ma, sulle orme delle professioniste che più stimo, so che è anche l’unico modo per diventare grande.

Si cresce un poco per volta: il mio prossimo passo è stilare un calendario editoriale serio – magari prendendo ispirazione dal bullet journal – che google transaltor mi dice non avere traduzione in italiano…- come raccontato da Mavi Serra nel suo blog (sono pur sempre un po’ artista!)

Sono grata a Palermo, che con la sua bellezza decadente, la sua vitalità, la sua capacità sconfinata di accogliere ed integrare -per davvero- il diverso, mi ha regalato questo scorcio luminoso su un nuovo dettaglio del mio lavoro di cui prendermi cura.

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