Dove puntano le bussole

Racconti
15 maggio 2018 

La strada era sempre stata lì, dacché ne aveva memoria.

Era una lunga strada di quelle di campagna, con nulla speciale se non il fatto di essere composta da piccoli sassolini bianchi che le conferivano un colore candido, inusuale per quelle zone.

Lui ormai la percorreva in bicicletta quasi tutti i giorni: era diventata la sua scorciatoia per andare e tornare da lavoro.

Ricordava ancora la prima volta che, esitante, l’aveva imboccata, combattuto tra la curiosità di vedere dove l’avrebbe condotto e la paura ancestrale che generano sempre le strade sconosciute (su cui, si sa, è più saggio evitare di avventurarsi da soli).

Alla fine, la curiosità aveva avuto la meglio e lui aveva deviato con la bici dalla via principale per avventurarsi su quel filo bianco appeso tra una distesa di campi e l’argine del fiume.

L’aveva attraversata con tutti i sensi all’erta, guardandosi un po’ troppo spesso alle spalle e scrutando con un po’ troppo affanno l’orizzonte.
Si sentiva, a dire il vero, un po’ stupido per quelle precauzioni, e ne aveva riso tra sé e sé una volta arrivato al paese cui questa strada portava -da cui poteva ricongiungersi al tratto finale del percorso principale.

Del resto, su quella strada di tanto in tanto si incrociava pure qualcuno, ma con il passare del tempo aveva imparato a riconoscere questi altri ospiti -perlopiù contadini e agricoltori, ma anche avventurieri in bici e sportivi intenti a praticare jogging- ed ormai, come capita per tutte le cose quando diventano familiari, aveva smesso di badarci.

C’era stata una volta, però, in cui la strada lo aveva stupito con un incontro inatteso.

Era una fresca sera d’inizio maggio, di quelle dolcissime avvolte nel colore arancio del tramonto. Stava pedalando verso casa al termine di un’altra giornata di lavoro quando all’improvviso, davanti a sé, aveva intravisto una sagoma avanzare -senz’altro qualcuno a piedi.

Da tempo non si allertava più (e poi, il fatto di essere in bici gli conferiva una certa sicurezza) così aveva proseguito sereno, aguzzando lo sguardo man mano che si avvicinava per distinguere di chi poteva trattarsi, fin quando non aveva riconosciuto un profilo femminile procedere lento, con un bastone in una mano e quello che sembrava un grosso zaino sulle spalle.

La curiosità aveva ceduto il posto allo stupore: si trattava di una ragazza bionda, con capelli cortissimi che le conferivano un’aria giovanile di cui non avrebbe saputo stabilire l’età.

Cosa ci faceva lì da sola, a quell’ora?
Dove andava?
Lo zaino aveva tutta l’aria di essere pesante, ma l’abbigliamento tecnico lasciava intuire che fosse una sportiva di qualche genere.

Ormai erano lì lì per incrociarsi e così lui -per evitare l’imbarazzo che genera sempre l’incontro con lo sguardo di un estraneo- aveva iniziato a fissare il terreno dritto davanti a sé.

Anche per questo, la voce della donna lo aveva colto di sorpresa.

“Mi scusi, mi saprebbe dire quanto manca al paese più vicino?”

Guardandola con aria interrogativa, aveva poggiato a terra il piede e, balbettando un “Si, più  meno…”, aveva cercato di tradurre in unità di misura le distanze che percorreva abitualmente.

“Tre o quattro chilometri, non molto”.

“Grazie, e buon cammino!”

Poi gli aveva sorriso e aveva ripreso a camminare.

Lui era rimasto immobile a osservarla.

“Mi scusi!” le gridò dietro, girando la bici e avvicinandosi di qualche passo.

Avrebbe voluto domandarle tante cose -chi era, da dove veniva, dove andava e perché – ma quel pudore che ci sorprende di fronte al mistero degli altri lo convinse a limitarsi a una sola domanda.

“Posso chiederle perché mi ha detto buon cammino?”

Lei, voltandosi, lo aveva guardato per un istante e poi era scoppiata in una risata luminosa.

“Perché è così che ci si saluta tra pellegrini”

“Ma io non sono un pellegrino”

Lei fece per ribattere qualcosa, ma poi si fermò e ci pensò su un istante.

“Vede” riprese, dopo averlo soppesato con una lunga occhiata “Il fatto è che io non ho ancora incontrato qualcuno che non sia alla ricerca di qualcosa, qualcuno che non sia in cammino verso una meta. Forse lei mi dirà ‘Io no, io sto perfettamente bene qui dove sono’ ma se le dicessero che questa strada bianca -proprio questa su cui siamo ora- in realtà è una bussola che punta verso la cosa che più desidera al mondo, lei non proverebbe il desiderio di abbandonare tutto per inseguirla? Ecco, io penso che ci sia una strada bianca per ciascuno di noi, e siccome scommetto che nemmeno lei fa eccezione, allora le auguro un buon cammino!”

Lui era rimasto senza parole.

Lei aveva già fatto due passi per andarsene, ma lui l’aveva fermata un’ultima volta.

“Mi scusi, io in ogni caso sono Francesco!”

“Piacere di conoscerla, io sono Sara!”

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