Fiori nel fango

Note a margine

8 marzo 2017 

Sabato 4 marzo in Officina si è tenuto un workshop a cui tenevo particolarmente: l’argomento era il visual storytelling, mentre la professionista a cui ho affidato l’incontro è una ragazza che ammiro molto, Rita Bellati.

Rita è molte cose -artigiana, fotografa autodidatta, voce narrante- ma, per il mio modo di vedere, è soprattutto un’artista la cui opera si compone di un suggestivo amalgama di immagini e parole.
Il suo incontro ha rappresentato per me un bellissimo momento di confronto; mi sento molto vicina, infatti, al suo modo di intendere vita e lavoro creativo: due rami che, intrecciandosi, non possono fare a meno di crescere insieme.

Di tutte le cose che ci ha raccontato, una ha risuonato in modo particolare; qualcosa che sapevo anche io, ma che stavo un pò dimenticando:

l’importanza di saper attendere il posto giusto in cui collocare ogni dettaglio.

Le sue parole sono arrivate con un tempismo perfetto: nel corso delle ultime settimane si è avverata una cosa che intuivo da tempo, ma che nel momento in cui si è realizzata mi ha costretta a rivedere alcune certezze che credevo di aver raggiunto.

La mia migliore amica e collega, co-fondatrice di Spazio Oulipò, ha capito che l’avventura dell’Officina per lei si sta concludendo.
Dagli albori della nostra piccola impresa, grazie alla sinergia che ci unisce dalla prima elementare (ehm ehm!) abbiamo superato ostacoli, momenti di crisi, cambi di direzione e ogni sorta di difficoltà che costella il quotidiano del libero professionista, ma nell’ultimo periodo mi ero resa conto che non camminavamo più alla stessa velocità – né nella stessa direzione.

Per farla breve, Spazio Oulipò è diventata a tutti gli effetti una “mia” attività, e questo ha generato mille dubbi sul mio nuovo ruolo al suo interno, nonché sul suo ruolo all’interno del mio cammino professionale.

Mentre l’Officina è nata due anni or sono come un luogo di condivisione (motivo per cui quando scrivo per “lei” parlo al plurale), ho creato “Segui le briciole” (ndr. nella sua prima versione era un blog indipendente dal sito di Spazio Oulipò, in cui avrei voluto pubblicare le interviste a professioniste che stimo) perché sentivo forte l’esigenza di avere un posto unicamente mio in cui raccontarmi professionalmente.

Ma ora che le cose potrebbero sovrapporsi un dubbio amletico è sorto inesorabile… A quale esigenza rispondono effettivamente queste realtà? Ha senso la loro coesistenza?

Qual è il loro giusto posto?

Inconsapevolmente, Rita mi ha fornito un importante suggerimento sul modo in cui le immagini potevano mostrarmi le risposte che cercavo… e così, matita alla mano, in questi giorni ho grattato via la superficie di quello che già sapevo sia dall’uno che dall’altro, per arrivare a una sintesi di parole chiave in cui cercare connessioni e divergenze. Cosa ho scoperto?

Che nel mio immaginario Spazio Oulipò è come un bel prato in una mattina di primavera: da due anni a questa parte me ne prendo cura con tenacia e costanza, e piano piano sono sbocciati dei fiori.
Segui le Briciole invece… bè, Segui le Briciole è il “lavoro sporco” che c’è dietro al giardino: un sottobosco intricato e fangoso, ma che costituisce il vero nutrimento dei boccioli.

Diverse e, al contempo, necessarie l’una all’altra.

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