La strada verso sé stessi

Fare fatica
27 ottobre 2017

C’è una metafora che mi è molto cara, e che mi balena sempre in mente quando penso all’unicità di ogni percorso professionale: quella di un enorme puzzle scomposto, la cui immagine affiora mano a mano che troviamo il giusto incastro tra i pezzi. 
In questa metafora i pezzi del puzzle sono le nostre attitudini, i nostri talenti, gli avvenimenti che ci succedono, le circostanze che viviamo, i nostri desideri, i nostri sogni, le nostre paure; l’immagine che affiora, invece, siamo noi.

Noi affioriamo dall’incastro tra le cose che ci muovono e quelle che ci accadono.

Verrebbe da pensare che sia vero, piuttosto, il contrario; che ciò che determina chi diventiamo (o cosa costruiamo) siano gli obiettivi che perseguiamo, le scelte che compiamo.
Verrebbe da pensare che sia semplice, in fondo, sapere cosa si vuole: e come si potrebbe non saperlo? Dovrebbe essere qualcosa di chiaro ed evidente per ragioni ataviche, dovrebbe essere una spinta potente tanto quanto quella istintiva della fame…

Eppure, di fatto, è incredibile quanto poco ci conosciamo, e quanto la vita alle volte sembri solo un viaggio verso questa scoperta.

Trovare la direzione lavorativa giusta per noi può essere difficile proprio come assemblare un puzzle senza poterne vedere l’immagine finale.
Devi andare a tentativi, devi sbagliare, devi provarle tutte.

Ma che sensazione di completezza ci pervade quando finalmente troviamo due lati che combaciano?
Un nuovo pezzettino si aggiunge al quadro, una nuova parte è finalmente svelata ed ecco che tutti gli inciampi, tutti i tentativi acquistano un senso.

Quando riesci a guardare il tuo percorso professionale da un punto di vista più ampio ti accorgi che è fuorviante parlare di successo, di fallimento, di giusto o sbagliato, perché tutto converge in un flusso di piccoli cambiamenti costanti... Quelli che ti hanno permesso di conquistare quell’importante pezzettino in più.

C’è una parola che ha preso sempre più spazio negli ultimi anni, e che credo abbia un pochino a che fare con questo processo: resilienza.

La resilienza è la capacità di risollevarsi dopo una caduta, di ricostruirsi senza alienare la propria identità.

Se una piccola dose di resilienza è innata (gentilmente concessa dall’istinto di sopravvivenza), il resto si può allenare.
Prendersi cura di sé, coltivare le cose che ci fanno stare bene e che ci mettono in contatto con noi stessi, contribuisce a nutrire la nostra capacità ad essere resilienti, la nostra abilità di ritrovare la rotta quando le circostanze capovolgono ogni punto di riferimento esterno.

Rifletto su questi temi perchè (quasi) tutto attorno a me sembra invece impormi il contrario: scegli quello che vuoi; decidi chi sei; mostralo agli altri (in fretta).

C’è una cultura che ci intende come gusci vuoti, da riempire esclusivamente con la nostra autodeterminazione.
Nulla può capitare fuori dal nostro controllo, nulla deve scomporci veramente, la meta di tutto deve essere la costruzione di chi vogliamo apparire (on e offline).

Io, però, più vado avanti e più mi rendo conto che in merito alla direzione da prendere non decido proprio un bel niente, che semmai -a furia di sbagliare, di cambiare e di ricominciare, mossa da una spinta irresistibile a “fare cose”- mi scopro.

Mi scopro in ciò di cui sento la mancanza, nelle intuizioni che arrivano quando mi prendo cura di me, nella sensazione di completezza che provo quando azzecco un nuovo incastro.
Scopro cosa mi piace, cosa fa per me, dove voglio essere; scopro come i miei talenti possono fare la differenza, come possono aiutarmi a trarre il meglio dalle circostanze in cui mi ritrovo.

Scopro quello che voglio e quello che non voglio più, costruisco la mia strada un micro-cambiamento alla volta.

Briciole per i tuoi micro-cambiamenti

➸ Annota sempre parole, frasi, cose che ti colpiscono… e scrivi la data ogni volta che prendi un appunto. Poi, almeno una volta all’anno, rileggili tutti.

➸ Scrivi a qualche professionista che stimi e proponigli un caffè.

➸ Tra le cose che ti piacciono, almeno una volta al mese dedica un po’ di tempo a quella che consideri più “inutile”.

➸ Tieni un diario o un bullet journal. 
Se non sai cos’è, puoi iniziare sbirciando questo profilo qui su IG.

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