Nei panni degli altri

Seminare
22 luglio 2017

Da qualche settimana ho cominciato un percorso con Matteo, optometrista e generoso padre di famiglia (cinque figli!), per aiutarlo a gestire la comunicazione della sua pagina Facebook.

In realtà il lavoro con Matteo è lievemente diverso dai servizi che offro, ma il fatto è che, quando mi ha chiesto di occuparmi direttamente della sua pagina Facebook, ho intravisto l’opportunità di approfondire da un altro punto di vista ciò che sta alla base del progetto che prende il nome di Oulipò: il rapporto tra la nostra autenticità e il nostro target.

Di tutte le cose belle che comporta avere un’attività in proprio, quella che preferisco è proprio la libertà di poter realizzare qualcosa sperimentando sé stessi fino in fondo. Se vissuto così, il lavoro può diventare un bellissimo cammino di crescita personale, di scoperta, di riscatto, di sincerità, perché costruito traendo risorse da tutte le cose di cui disponiamo – pregi e talenti, fatica e imperfezioni.

La libertà di mostrarci per quello che siamo è una magia che tocca in particolare proprio noi, piccoli e piccolissimi imprenditori di noi stessi, perché abbiamo il privilegio di poterci mettere la faccia per davvero, di poter incontrare e parlare agli altri in prima persona. 

Ho sorriso quando ho cercato di mettermi nei panni di Matteo per ragionare sui contenuti della sua pagina Facebook.

Prima di essere un ottimo optometrista, Matteo è un sognatore a cui piacciono le canzoni d’amore, che ha sempre un sorriso e una parola di incoraggiamento pronte per chi entra nel suo negozio, che si entusiasma per i piccoli dettagli, che si arrovella sulla soluzione migliore per gli occhi stanchi di qualcuno (e sembra una banalità, ma ognuno di noi parla, si muove, vede il mondo, nota certe cose anziché altre in un modo che è unico, e che plasma inevitabilmente il modo in cui ci rapportiamo e comunichiamo).

Matteo è una persona innamorata del suo lavoro nonostante tutto, ed è questa la cosa fondamentale che le persone percepiscono: la cura che dedica a ciascuna di loro.

Dicevo che ho sorriso, perché mi sono ritrovata a pormi proprio questa domanda: 
“come può prendersi cura delle persone anche qui su Facebook?”

E proprio mentre lo pensavo… Taaac.

Io questa domanda me la voglio tatuare: il punto del fare comunicazione non è mai “sponsorizzarti”, omologarti, censurare o alzare la voce nella speranza di farti notare…

il punto è chiederti chi sono le persone con cui ti interessa costruire un dialogo e come puoi prenderti cura di loro attraverso il tuo modo di essere. 

È la tua, sempre, l’unica voce che devi mettere a fuoco; sono “loro”, sempre, il “qualcuno” per cui proprio la tua voce può fare la differenza, la tua occasione di confronto, di crescita e, sì, spesso anche di presamalaggine. 
Quando si parla di comunicazione, credo che le “regole” universali, le strategie “infallibili”, i “devo/non devo” e i “posso/non posso” siano da prendere per quello che sono – spunti per ispirarti – mentre sperimenti, provi e procedi nella ricerca delle “regole” del tuo gioco per strutturare qualcosa di veramente adatto a te e utile a loro.

Perché a cosa serve la comunicazione migliore del mondo se poi non è sostenibile?

Sostenibile: che senti tua, che ti fa respirare, che porti avanti con piacere, che funziona perché ti corrisponde ed è intessuta con qualcuno di cui ti importa veramente.

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