Quello che le ortensie non dicono

Racconti
22 maggio 2018 

Si crede sempre che i luoghi ci appartengano perché vi sostiamo, e che le strade diventino nostre perché le percorriamo.

Anche Chiara la pensava così.

Per trenta lunghi anni aveva vissuto nello stesso posto e, di questo posto, conosciuto e percorso tutte le strade.

Comprensibilmente, era stata una sorpresa scoprire che non ne sentiva la mancanza il giorno in cui le aveva lasciate.

Dacché si era trasferita nel nuovo paese non aveva provato una sola volta né rimpianto né nostalgia, ed i luoghi e le strade che le avevano fatto da sfondo per tre lunghi decenni erano rimasti esattamente lì, dietro le quinte della sua nuova vita.

Eppure, forse perché non c’era nulla da sostituire, i colori e i suoni del nuovo paese non riuscivano ad amalgamarsi alle tonalità delle sue giornate.

“Ci vuole del tempo” pensava “perché cominci a sentire mio questo posto” ma il tempo passava e, anche se vi viveva e ne attraversava ogni giorno le vie, il nuovo sfondo non riusciva a diventare attore sulla scena.

Come i rami di ortensie che aveva tagliato e riposto in una brocca piena d’acqua, anche lei viveva e germogliava, ma non metteva radici.

Fluttuava.

Può una pianta che non ha radici sentire la mancanza del terreno?

La risposta la domandava proprio alle sue ortensie galleggianti, prossime alla fioritura, e si chiedeva se anche loro provassero la malinconia che sentiva lei.

Del resto, la testarda assenza di radici che constatava ogni volta in cui frugava tra i gambi la induceva a pensare che almeno loro, dopotutto, dovessero ritenersi soddisfatte.

E lei?

Se cercava le tracce di radici nella sua vita, cosa trovava?

Un bel giorno il suo amico Francesco l’aveva chiamata.

“Chiara” le aveva detto “ho capito una cosa importante. Ti va di provarci sul serio ad aprire quel nostro negozio di fiori?”

Chiara era rimasta senza parole, appesa alla cornetta, cercando le parole giuste per tradurre quello che provava.

I fiori erano la sua passione e lei accarezzava quell’idea da tempo, ma da sola non aveva mai avuto il coraggio di provarci. In un lampo, quindi, si era resa conto che quella era l’occasione che aspettava per sconfiggere la paura e per darsi, quantomeno, una possibilità.

Acconsentì.

Chiara non lo sapeva ma, nell’istante in cui aveva detto “si”, aveva varcato il confine che separa chi vola lontano accontentandosi del pensiero del viaggio e chi cammina avanzando lentamente, ma lasciando un’impronta.

Da allora, avrebbe continuato a sostare negli stessi luoghi e a percorrere le stesse strade, ma con un’andatura diversa ed un nuovo sospetto…

Che le radici possono crescere e prolificare solo nel solco di un passo ben impresso sul terreno.

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