Sogno un mondo di gente innamorata

Crescere
7 luglio 2017

Una ragazza saggia una volta mi ha detto: “noi freelance dovremmo segnare in agenda ‘rimetterci in discussione’ almeno una volta all’anno”, e chi segue le peripezie dell’Officina sa che, dacché è stata fondata nell’ottobre del 2015, la voce “rimettersi in discussione” è stata quasi sempre all’ordine del giorno.

Siamo partite in due e questo luogo nasceva come spazio in cui permettere a grandi e piccini di sperimentare liberamente il linguaggio artistico, poi siamo diventate un posto in cui offrire alle donne la possibilità di “riprendersi” del tempo per coltivarsi, infine, rimasta sola, ho avviato un lento decluttering da cui è emerso un progetto creativo per aiutare le piccole professioniste a prendersi cura del proprio lavoro.

Non è stato semplice gestire questi continui cambi di direzione (che poi, come ho realizzato recentemente, si è sempre e solo trattato di un continuo scavare per trovare l’essenziale), ma le cose stanno così: o parti con un’idea chiara in testa, oppure la scopri cammino facendo. 

In ogni caso, la realtà ci metterà lo zampino e proprio per questo, a chi mi chiede “cosa significa essere in proprio?” rispondo che, anzitutto, significa re-imparare a lavorare ogni giorno.

Imparare a capire i tempi della tua attività, a organizzare i passi da compiere, a capire chi sono e di cosa hanno bisogno le persone a cui ti rivolgi, a parlarci e a parlare loro di te.
A rimanere sintonizzata senza dimenticarti di te stessa.

“Rimettersi in discussione”, per me, vuol dire verificare che tutto questo sia ancora in equilibrio e il rebrand che ho fatto nel mese di giugno è stato fondamentale perché mi ha permesso di riallinearmi. Sento che l’Officina è sempre più vicina a diventare ciò che è destinata ad essere e per questo avevo bisogno di trovare altre parole e suggestioni per raccontarla di nuovo, a me e a voi.

C’è un’immagine a cui sono legata che riassume la ricerca di questa sintonia: una bussola con un ago che punta in due direzioni, verso di te e verso gli altri.

All’altezza del perno si trovano le cose giuste per coltivare il tuo lavoro e per trasformarlo in un dialogo autentico con le persone a cui ti rivolgi.

La ricerca del proprio perno è un passaggio che forse dovremo attraversare più volte, ma il rebrand mi ha aiutata a fare pace anche con questo: si parte perché c’è una meta da raggiungere, ma non si va lontano senza fidarsi del cammino.
Non perdere questa fiducia è senz’altro la cosa più difficile e coraggiosa che potremo mai fare.

E poi, avere coraggio non significa non avere paura, non sentirsi bloccati o non temere mai di aver sbagliato strada, anzi! 
L’unico coraggio che vale lo possediamo tutti, perché è quello che deriva dall’amore: è l’amore per il tuo lavoro che ti dà il coraggio di partire.
Per questo sogno un mondo di gente innamorata.

Per questo, da domani, a chi mi chiederà “cosa significa costruire un lavoro?” risponderò: “scoprirsi coraggiosi ogni giorno”.

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